Dom. Ago 16th, 2026

COMUNICATO STAMPA

NASpI e audiovisivo: non un privilegio, ma una tutela necessaria per un settore caratterizzato dalla discontinuità lavorativa

In questi giorni è tornato al centro del dibattito pubblico il tema della NASpI e del suo possibile utilizzo improprio da parte di chi, secondo alcune critiche, preferirebbe percepire un sostegno economico invece di lavorare.

Come rappresentanti del mondo audiovisivo riteniamo necessario riportare la discussione nella corretta dimensione, soprattutto quando si parla di un comparto che ha caratteristiche produttive profondamente diverse rispetto ad altri settori.

L’audiovisivo, per sua natura, funziona attraverso cicli produttivi: una produzione cinematografica, televisiva o documentaristica ha una durata definita, con fasi di preparazione, riprese, post-produzione e successive pause fisiologiche prima dell’avvio di nuovi progetti.

Registi, autori, tecnici, operatori, montatori, direttori della fotografia e molte altre professionalità lavorano spesso con contratti legati alla singola produzione o a periodi determinati. La fine di una lavorazione non significa necessariamente scelta di non lavorare, ma spesso rappresenta semplicemente l’attesa tra un progetto e il successivo.

La NASpI, nel rispetto delle norme vigenti, non è quindi uno strumento per incentivare l’inattività, ma un ammortizzatore sociale pensato per accompagnare chi perde involontariamente un rapporto di lavoro e si trova in una fase di transizione. La normativa prevede requisiti specifici per l’accesso alla prestazione, tra cui lo stato di disoccupazione involontaria e determinati requisiti contributivi.

Nel settore audiovisivo, eliminare o ridurre questa tutela significherebbe non comprendere il modello industriale di un comparto che crea cultura, occupazione e valore economico, ma che non può essere assimilato ai settori caratterizzati da continuità occupazionale annuale.

Il vero obiettivo deve essere un sistema più efficiente e trasparente, capace di contrastare eventuali abusi senza penalizzare migliaia di professionisti che lavorano realmente e che contribuiscono ogni giorno alla crescita dell’industria audiovisiva italiana.

Serve una riflessione seria sul lavoro intermittente, sulla formazione, sulla qualificazione professionale e sulle modalità con cui sostenere chi opera in un settore strategico per il Paese.

La NASpI, per i lavoratori dell’audiovisivo, non rappresenta una scorciatoia: rappresenta una continuità di dignità professionale tra una produzione e l’altra.

Di admin