No Delocalizzazione: Lettera al CDA Rai

Egr. Presidente,  Egr. Consiglieri,

Vi giunga, innanzitutto, l’augurio di buon lavoro da parte del Coordinamento Lavoratori dell’Industria Cineaudiovisiva (CLIC). Sappiamo bene quale carico di problemi vi siete assunti accettando di far parte del Nuovo Consiglio di Amministrazione della RAI, ed è proprio per questo che ci rivolgiamo a voi con fiducia.

Non sappiamo se e quanto il nuovo Consiglio sia già stato messo a conoscenza del contenuto delle iniziative del CLIC (quattro settimane di presidio sotto gli Uffici RAI di Viale Mazzini e diversi contatti, anche se in via informale, con alcuni dirigenti), ed è per questo che riteniamo doveroso e cortese, ma soprattutto urgente, mettervi immediatamente a conoscenza di un problema che negli ultimi anni ha assunto dimensioni preoccupanti e che ha riflessi negativi che vanno ben oltre la specifica salvaguardia dell’industria cineaudiovisiva italiana.

La RAI, per i compiti di servizio pubblico che le sono assegnati e per il valore che costituisce nel sistema Paese, non può essere considerata un’azienda come le altre, in modo particolare nell’attuale congiuntura, dove tutti gli italiani sono chiamati a sopportare enormi sacrifici.

Un Film che si muove è una piccola fabbrica che mediamente coinvolge dai 50 agli 80 lavoratori di “set”, un numero rilevante di ruoli artistici non protagonisti e di figurazioni, un’industria di noleggi in grado di rispondere alla domanda di strumentazioni tecniche particolari, di strutture o di luoghi nei quali girare, nonché alberghi, ristorazione, trasporti, mezzi tecnici da affittare sul posto e molto altro ancora.

Un film girato all’estero porta tutta questa opportunità di lavoro e di ricchezza al di fuori dell’Italia.
È pertanto sorprendente che in tempi di spending review e di faticoso reperimento delle risorse per alimentare la crescita, la RAI continui a finanziare, con quote sempre crescenti, Film e Fiction da realizzare all’estero e con esigua partecipazione di forniture e professionisti italiani.
Cento milioni di Euro portati all’estero sono invece destinati a sparire nel nulla.

Certamente, ci rendiamo conto delle difficoltà che vi sono nel cercare di riempire i palinsesti con prodotti di qualità a fronte dei diminuiti budget a disposizione, ma ripetiamo, la RAI non è un’azienda che può permettersi di ragionare in termini privatistici, “salva lei salvi tutti”, mentre tutto Il resto del Paese sta rischiando di affondare.

È per queste semplici considerazioni che abbiamo avviato una raccolta di firme, da contribuente a contribuente, per sensibilizzare il Ministero dell’Economia e delle Finanze, nonché le forze politiche presenti in Parlamento, affinché vengano adottati provvedimenti che impongano alla RAI un uso più attento, ma soprattutto a beneficio dell’intera collettività, dei capitali di cui può disporre.
Al tempo stesso, pensiamo però di poter cogliere l’occasione di questo nuovo Consiglio di Amministrazione per permetterci di sollecitare, anche nei suoi confronti, una maggiore attenzione per i problemi del Paese e, “perché no?”, per averlo al nostro fianco in questa faticosa battaglia.
Rimaniamo pertanto a disposizione di ogni singolo Consigliere per un incontro quanto prima possibile, con la convinzione che le attese di ascolto non andranno deluse.

La raccolta di cui sopra è già arrivata a quasi duemila firme, comprese quelle di tanti noti artisti e l’adesione di tante associazioni della produzione culturale nazionale.

Con i più cordiali saluti e rinnovati auguri di buon lavoro.

Roma, 1 agosto 2012

Coordinamento Lavoratori dell’Industria Cineaudiovisiva

Per CLIC
Umberto Carretti

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