ASPI Assicurazione Sociale per l’Impiego

Come forse molti lavoratori sapranno, entrerà in vigore dal prossimo anno (e sarà a pieno regime nel 2017), l‘ASPI (Assicurazione Sociale per l’Impiego) il nuovo ammortizzatore sociale definito dalla ministra Fornero”universale”.
Premettiamo che siamo in attesa delle circolari di interpretazione dell’INPS.

Intanto la legge prevede che l’ASPI:

Sostituirà:

le attuali indennità di mobilità,
di disoccupazione non agricola ordinaria,
di disoccupazione con requisiti ridotti,
di disoccupazione speciale edile (nelle tre varianti esistenti).
Restano in vigore quindi la cassa integrazione ordinaria e quella straordinaria in caso di ristrutturazioni aziendali.

Si applicherà:

a tutti i dipendenti privati (esclusi gli operai agricoli)
ai dipendenti a tempo determinato del settore pubblico,
ai soci lavoratori delle cooperative,
agli artisti e agli apprendisti.

Viene pertanto superata la distinzione legata all’accesso alla disoccupazione con requisiti ridotti per la quale abbiamo dovuto mettere in atto tante iniziative, non ultima quella di gennaio scorso: basta essere lavoratori dipendenti, al di là della qualifica. Pertanto dovrebbero venire esclusi coloro che stabiliscono rapporti di tipo consulentistico (partita iva, ad es.).
Requisiti: almeno 2 anni di anzianità contributiva e 1 anno (52 settimane) di contribuzione nell’ultimo biennio.

Per i lavoratori dipendenti che non hanno i requisiti per accedere all’ASPI: Mini ASPI, per la quale saranno sufficienti 13 settimane di contribuzione negli ultimi 12 mesi e verrà corrisposta per un periodo pari alla metà delle settimane lavorate nell’ultimo anno, con gli stessi importi previsti dall’ASPI vera e propria. Questa sarà, verosimilmente, la forma alla quale accederanno di più i lavoratori dello spettacolo.

Confronti

Durata: attualmente l’indennità di disoccupazione può durare 8 mesi per i lavoratori con meno di 50 anni d’età e fino a 12 mesi per chi li ha superati,

la mobilità (che interessa circa 4 milioni e mezzo di dipendenti) ha durate parecchio superiori che vanno da 12 a 48 mesi a seconda di diverse variabili come l’età (con cui cresce proporzionalmente) e la collocazione del lavoratore nel Mezzogiorno.

Con l’ASPI le soglie massime sono stabilite in 12 mesi per chi ha meno di 55 anni di età e 18 mesi per chi li supera. Queste soglie saranno raggiunte nel 2017, attraverso un adeguamento progressivo rispetto alle attuali.

Di fatto l’ASPI appiattisce le differenze tra gli ammortizzatori precedenti, aumentando leggermente la durata del sostegno al reddito per i disoccupati, ma riducendola drasticamente per chi è in mobilità

Importi: Il vecchio sussidio di disoccupazione prevedeva il 60% dello stipendio lordo per i primi 6 mesi, il 50% per il settimo e l’ottavo mese e il 40% per i restanti.

Con ASPI primi 6 mesi
- indennità del 75% per chi aveva una retribuzione mensile sotto i 1.180,00 euro
- per retribuzioni superiori, si calcola il 25% del differenziale fra questi 1.180,00 euro e l’importo della busta paga. Rimane però il tetto di 1.119,32 euro.

Dopo i primi 6 mesi, è prevista una riduzione del 15% e dopo altri 6 mesi (per chi ha diritto a un periodo più lungo) si applicherà un’ulteriore riduzione del 15%.

A fronte quindi di una drastica riduzione della durata, c’è un modesto aumento dell’importo e un’estensione a quelle categorie, come ad esempio gli apprendisti, che prima non erano coperte.

E’ anche previsto, in via sperimentale, per il triennio 2013-2015, i lavoratori possono poi chiedere la liquidazione dell’indennità dell’ASPI in un’unica soluzione di tutte le mensilità non ancora corrisposte, se avviano l’apertura di un’attività di lavoro autonomo, un’impresa o l’associazione a una cooperativa. La copertura di questa misura è però di appena 20 milioni di euro, esauriti i quali non potrà più essere applicata.
Se si trova lavoro durante la fase di copertura dell’ASPI, il trattamento viene sospeso se l’impiego dura meno di 6 mesi, mentre dovrà essere richiesta nuova domanda (a patto ovviamente che siano di nuovo presenti i requisiti necessari) se l’impiego supera questa durata.

Perde il diritto al sostegno dell’ASPI chi rinuncia, durante il periodo in cui ne usufruisce, a un’offerta di lavoro la cui retribuzione sia superiore di almeno il 20% alla cifra ricevuta come indennità.

Sul fronte delle imprese, invece, l’ASPI peserà nella forma di un contributo pari all’1,3% per i lavoratori a tempo indeterminato, con un’aliquota addizionale dell’1,4% per i lavoratori a tempo determinato (con l’esclusione dei contratti stagionali e di quelli stipulati per sostituire altri dipendenti che hanno diritto a mantenere il proprio posto di lavoro).
Per quei settori che non sono coperti dalla cassa integrazione, verranno istituiti fondi di solidarietà bilaterali obbligatori nelle aziende con più di 15 dipendenti e per quelli che alla data del 31 marzo 2013 non avessero attivato i fondi, interverrà, con decreto ministeriale, un fondo di solidarietà residuale.

Possiamo dire che, a fronte di una copertura più immediata, questa può risultare molto ridotta economicamente e, a fronte di simulazioni effettuate, garantita solo per prestazioni che superano le 180 giornate/annue circa.

Per prestazioni più ridotte (la media della prestazione in questo settore ci sembra si attesti intorno alle 120-140 gg/annue) potrebbe essere garantita per un anno ogni due. Va notato che per la mini ASPI il requisito è 13 settimane, una quantità diversa dai 78 giorni richiesti per la disoccupazione con requisiti ridotti.

E’ per questo che chiederemo un incontro all’INPS per discutere le peculiarità del settore, riservandoci fin da ora iniziative per ottenere risposte positive.

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